Il Marocco punta sui porti per attirare fabbriche e creare lavoro
Un container può attraversare un porto senza lasciare molto sul territorio. Può essere scaricato da una nave, trasferito su un’altra e ripartire. Genera attività e ricavi, ma il suo passaggio non comporta necessariamente l’apertura di una fabbrica. È su questa distanza tra movimentazione delle merci e produzione industriale che si misura la nuova strategia portuale marocchina.
L’avvio del primo terminal di Nador West Med e l’espansione programmata di Tanger Med rispondono a un’ambizione precisa: utilizzare i collegamenti marittimi per convincere le imprese a produrre in Marocco. È il tema al centro dell’analisi di Challenge ripresa da Le360 il 2 novembre, che lega lo sviluppo degli scali alla riorganizzazione delle catene internazionali di approvvigionamento.
Il passaggio più recente riguarda Nador, sulla costa mediterranea orientale. Il 31 ottobre sono iniziate le operazioni del terminal Est di Nador West Med, prima tappa dell’entrata in funzione del complesso. Secondo la comunicazione dell’agenzia MAP pubblicata da Médias24, il progetto complessivo ha mobilitato 54 miliardi di dirham di investimenti pubblici e privati. Il terminal Est è affidato a un raggruppamento tra Marsa Maroc e Terminal Investment Limited, società del gruppo MSC.
L’apertura inaugura un percorso ancora da completare. Il terminal Ovest, affidato a Marsa Maroc e CMA CGM, dovrebbe entrare in servizio nell’aprile 2027. Accanto alle banchine è prevista una piattaforma industriale e logistica di 700 ettari. I programmi comprendono inoltre collegamenti ferroviari e autostradali: infrastrutture necessarie affinché il porto possa servire un territorio produttivo più ampio della sola fascia costiera.
Il precedente è Tanger Med, vicino allo stretto di Gibilterra. Nel 2025 i suoi quattro terminal hanno movimentato 11,1 milioni di TEU, l’unità di misura equivalente a un container da venti piedi, con una crescita dell’8,4% sull’anno precedente.
L’aspetto più significativo del modello di Tangeri è però il rapporto con le attività insediate intorno al porto. Il gruppo Tanger Med dichiara oltre 1.500 imprese nelle proprie zone economiche e 145 mila posti di lavoro creati. Sono numeri riferiti all’insieme delle piattaforme sviluppate dal gruppo, da distinguere dagli occupati nelle sole operazioni portuali. Le attività comprendono automobile, aeronautica, elettronica, tessile, agroalimentare e logistica.
Per un produttore, la vicinanza a un porto ben collegato può ridurre i tempi di approvvigionamento e rendere più regolari le consegne. Il vantaggio aumenta quando nello stesso territorio si trovano fornitori, magazzini, servizi tecnici e personale qualificato. La banchina diventa così una componente della scelta industriale.
È questa integrazione che Nador dovrà costruire. L’annuncio di nuovi investimenti e posti di lavoro indica una prospettiva; la verifica riguarderà le imprese effettivamente operative, le assunzioni e la capacità di coinvolgere fornitori marocchini.
La formazione è già entrata nelle indicazioni ufficiali. Nel resoconto della riunione presieduta dal re Mohammed VI il 28 ottobre, pubblicato da Challenge, viene richiamata la necessità di programmi adeguati alle nuove attività e di benefici concreti per le popolazioni delle province interessate.
Il successo della strategia si misurerà quindi anche fuori dai terminal: nella qualificazione dei lavoratori, nella crescita delle imprese locali e nella diffusione degli investimenti verso l’interno. L’aumento dei container dirà quanto il Marocco conta sulle rotte commerciali. La produzione e l’occupazione diranno quanto di quel traffico è riuscito a trasformarsi in sviluppo.