Marocco, risalgono le riserve delle dighe: la sfida dell’acqua resta aperta
Il Marocco affronta l’inizio di novembre con riserve idriche nettamente superiori a quelle di un anno fa. Al 2 novembre 2026, i grandi invasi contengono circa 11,2 miliardi di metri cubi d’acqua, pari al 65,78% della capacità complessiva. Alla stessa data del 2025 il riempimento si fermava al 31,20%. I dati della piattaforma ministeriale Maadialna, ripresi dalla stampa marocchina, registrano dunque un recupero importante dopo anni di siccità.
Il dato nazionale, tuttavia, descrive soltanto una parte della situazione. Nel bacino del Bouregreg il riempimento raggiunge il 76,84%; nel Sebou, che concentra il maggior volume di riserve, si attesta al 74,42%. Più contenuti i livelli del Souss-Massa, al 46,41%, e del Drâa-Oued Noun, al 38,33%. Anche questi due bacini migliorano rispetto all’anno precedente, ma restano distanti dalla media del paese.
Le differenze attraversano anche i singoli territori. Nel bacino dell’Oum Er-Rbia, risalito dall’8,98% al 58,77% in dodici mesi, la diga di Bin El Ouidane è vicina all’80%, mentre Al Massira si ferma al 40,84%. Una media favorevole può quindi convivere con disponibilità molto diverse tra un invaso e l’altro.
Per l’approvvigionamento delle famiglie e per l’irrigazione, riserve più consistenti offrono un margine di sicurezza maggiore. Il loro effetto concreto dipende però dalla posizione degli invasi, dalle reti di distribuzione e dalle decisioni sull’assegnazione dell’acqua. Le percentuali di riempimento, da sole, non permettono di annunciare la fine delle restrizioni o una disponibilità uniforme per gli agricoltori.
La ripresa delle piogge nel 2026 aveva già portato la FAO, durante un incontro con le autorità marocchine a giugno, a riconoscere il miglioramento delle riserve. Nella stessa occasione, l’organizzazione aveva richiamato le difficoltà strutturali: la diminuzione delle risorse rinnovabili per abitante e la crescente pressione sulle acque sotterranee.
È soprattutto nel rapporto tra acqua e agricoltura che si misura la durata del recupero. La Banca mondiale sottolinea da tempo la necessità di accompagnare la modernizzazione dell’irrigazione con il controllo dei consumi e dei prelievi dalle falde. Rendere più efficienti gli impianti deve tradursi in un risparmio effettivo della risorsa, verificabile nel tempo.
Le scelte riguardano anche la distribuzione dell’acqua tra usi diversi, il riutilizzo delle acque depurate e il ricorso alla desalinizzazione. Nel confronto promosso dalla FAO è emersa la necessità di coordinare queste politiche con gli obiettivi agricoli e con le esigenze sociali dei territori.
Il recupero degli invasi offre al Marocco condizioni migliori per affrontare questi problemi. La sua importanza si misurerà nella capacità di garantire continuità all’acqua potabile e alla produzione agricola anche quando le piogge torneranno a essere meno generose.