Lavoro in Marocco, disoccupazione giovanile al 30,5%

Nel terzo trimestre del 2026 diminuiscono di 173 mila le persone occupate rispetto ai tre mesi precedenti. Agricoltura e servizi arretrano, mentre l’industria cresce. I dati arrivano da una nuova indagine statistica.

Il dato più difficile riguarda i giovani: in Marocco, nel terzo trimestre del 2026, il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni ha raggiunto il 30,5%, contro il 27,2% dei tre mesi precedenti. La percentuale riguarda i giovani che partecipano al mercato del lavoro, quindi occupati o alla ricerca attiva di un impiego, non l’intera popolazione di quella fascia d’età. È uno dei risultati dell’indagine pubblicata il 3 novembre dall’Alto commissariato al Piano, l’organismo statistico marocchino.

A livello nazionale, la disoccupazione si attesta al 10,5%. Le persone occupate in attività che producono un reddito sono circa 10,47 milioni, con una diminuzione netta di 173 mila rispetto al secondo trimestre. Il confronto descrive dunque una variazione tra due trimestri consecutivi: non un bilancio annuale.

La contrazione interessa soprattutto le campagne. Secondo il dettaglio ripreso da LeBrief, le aree rurali registrano 148 mila occupati in meno, contro 25 mila nelle città. Agricoltura, silvicoltura e pesca perdono complessivamente 145 mila occupati; i servizi ne perdono 96 mila e le costruzioni circa 3 mila. In controtendenza l’industria, con 69 mila occupati aggiuntivi. La sua crescita non è però sufficiente a compensare le diminuzioni degli altri settori.

Anche le donne incontrano maggiori difficoltà: il loro tasso di disoccupazione raggiunge il 16,7%, contro l’8,7% degli uomini. Il solo indicatore della disoccupazione, tuttavia, restituisce una parte del problema. La nuova rilevazione considera anche chi lavora meno ore di quanto vorrebbe e una componente di persone potenzialmente disponibili a entrare nel mercato del lavoro. L’indicatore complessivo di sottoutilizzo della manodopera raggiunge il 19,6%, salendo al 44,5% tra i giovani. Queste percentuali hanno un campo di osservazione più ampio e vanno distinte dal tasso di disoccupazione.

È proprio il modo di misurare il lavoro a richiedere attenzione. L’indagine sulla manodopera, denominata EMO, sostituisce la precedente indagine nazionale sull’occupazione. Il campione è stato ampliato a 135 mila famiglie l’anno e aggiornato sulla base del censimento del 2024. Cambiano inoltre definizioni e strumenti di osservazione.

Il “lavoro che produce reddito” comprende le attività svolte dietro remunerazione o per un profitto individuale o familiare. La disoccupazione in senso stretto riguarda invece chi non svolge queste attività, cerca attivamente un impiego ed è disponibile a lavorare. L’HCP precisa che i risultati della nuova indagine non sono direttamente confrontabili con quelli della precedente.

Anche il confronto trimestrale va letto con prudenza. La nota statistica ricorda che le variazioni possono risentire della stagionalità, oltre che della congiuntura e dei cambiamenti strutturali. Nell’analisi di AlphaBourse emerge un ulteriore elemento: alla diminuzione degli occupati si accompagna una riduzione netta della popolazione attiva. Il numero dei disoccupati, quindi, non aumenta automaticamente nella stessa misura degli occupati persi.

Per il Marocco, la questione resta la capacità di rendere più accessibile il lavoro, soprattutto all’ingresso nella vita adulta. L’aumento dell’occupazione industriale è un segnale favorevole, ma il quadro complessivo mostra quanto rimanga ampio il divario tra la disponibilità a lavorare e le opportunità effettive.

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